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Giornata della memoria Ricordate le vittime
del sisma del 1783

Antonio Sisca 22/08/2010 (Gazzetta del Sud)
Filadelfia - È stata celebrata a Castelmonardo, l’antico sito di origine medievale distrutto dal terremoto nel 1783 sulle cui ceneri nacque poi Filadelfia, la giornata della memoria. La cerimonia organizzata dal gruppo archeologico Castelmonardo è stata caratterizzata da momenti di riflessione, in particolar modo quando don Giovanni Primerano ha celebrato la messa per ricordare gli antenati dei filadelfiesi morti sotto le macerie del terribile evento; ma, anche, da momenti folcloristici secondo quelle che erano le usanze contadine e artigiane di un tempo ai quali vi hanno preso parte numerosi turisti trasportati sul luogo dove grazie ai ruderi venuti alla luce dopo i recenti scavi sono evidenti i segni di una civiltà assai progredita che ha fatto da collant con tutti i centri medievali della regione, soprattutto durante le crociate.
L’importanza di Castelmonardo nella storia del medioevo è stata messa in evidenza nel corso di una tavola rotonda, alla quale hanno preso parte lo storico Ulderico Nisticò, Pino Cinquegrana, il prof. Domenico Pietrapaolo, docente di regia all’Università di Toronto, Teodoro Caruso, responsabile dell’Ufficio di produzione di Rai2, Gianfranco De Nisi componente del gruppo archeologico Castelmonardo, Vito Rondinelli, storico e ricercatore e Francesco Filippis in rappresentanza della Provincia di Vibo Valentia.
Il prof. Nisticò nel suo intervento è stato categorico: «Bisogna lavorare, ha detto, per ottenere i finanziamenti che servono a preservare il sito, che ha una enorme importanza storica, dall’incuria e dal tempo cercando di riprendere gli scavi visto che non tutto è stato riportato alla luce. Alle parole devono fare seguito i fatti, altrimenti è inutile organizzare tavole rotonde che lasciano il tempo che trovano». Il prof. Vito Rondinelli nel suo intervento ha fatto un excursus di quella che fu l’economia dell’antico borgo, Cinquegrana ha invece messo in evidenzia che la città fu possesso dei Ruffo di Catanzaro fin dal 1290, e successivamente fu donata da Re Ferrante primo a don Antonio delle Grezze.



Castelmonardo e la sua storia

Esperti a confronto sulle vicende del borgo distrutto dal terremoto
CalabriaOra - 13/8/2010
FILADELFIA - I soggetti della storia: le persone, i luoghi e i tempi. Su questo si sono confrontati durante il convegno dedicato all’antico Castrum Mainardi che diede vita alla città di Filadelfia gli storici Ulderico Nisticò, Pino Cinquegrana e Vito Rondinelli, soffermandosi in modo particolare sui rapporti intercorsi con i centri medievali della Calabria e sul ruolo di terra di mezzo verso Mileto durante le Crociate, la terza in particolare. L’iniziativa, promossa dall’Associazione archeologica di Castelmonardo - e a cui hanno partecipato anche Teodoro Caruso, responsabile dell’Ufficio di produzione del Tg2, e il professore Damiano Pietropaolo, docente di regia alla università di Toronto - si è svolta ai piedi del castello di cui sono ancora visibili i muri e le feritoie che venivano armate per i cannoni. I numerosissimi intervenuti hanno potuto così assaporare il gusto della narrazione unito al piacere di toccare con mano percorsi e resti coperti dal mito e dalla leggenda. A moderare la serata è stato il giornalista Antonio Sisca, il quale in apertura ha sottolineato l’importanza dell’area che ha ospitato l’evento in termini di opportunità turistica, ma anche dell’intero processo economico che ruota intorno a Castelmonardo.
«Nei registri agioini, Castrum Mainardi, con 783 fuochi, è attestato nel 1276 nel secondo Giustizierato per la raccolta suddivisa in once, tarì e grana che il paese doveva pagare alle casse reali». Così ha esordito Cinquegrana, per poi aggiungere che «la città fu possesso dei signori Ruffo di Catanzaro a partire dal 1290, e successivamente fu donata da re Ferrante I a don Antonio delle Trezze fino al 1464».
«Di queste terre, rinomato era l’olio e il vino - ha precisato Rondinelli - così come molto attiva fu la coltivazione del baco da seta, i cui filamenti venivano qui tessuti dalle maestranze castelmonardesi, colorati e venduti, oltre che nelle piazze della Calabria (Catanzaro e Monteleone) anche nei mercati francesi e spagnoli. Famose erano le maestranze degli scalpellini, dei fabbri, dei mastri d’ascia e principalmente dei conciatori delle pelli».
Dal canto suo Nisticò, autore di diversi lavori, ha ripercorso il periodo normanno che fortemente ha inciso sulle vicende di Castelmonardo e sulla vicina Rocca Angitola, prima di soffermarsi sul terremoto del 5 febbraio del 1783. “Da Castelmonardo a Filadelfia”, il cui nome nasce come città ideale, di pace e felicitò, è stato infine il tema affrontato da Gianfranco De Nisi, tra i promotori dell’appuntamento e appassionato delle vicende locali.


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