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«Così abbiamo ucciso Cristian»
Chiesto il perdono ai genitori e la mamma accusa un malore in aula

L’agghiacciante deposizione di Pietro Mazzotta che in due ore ha ricostruito quei momenti
Antonio Sisca - 11/03/2011 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - Il processo a carico di Santino Accetta, che si sta svolgendo davanti ai giudici della Corte D’Assise di Catanzaro, ha vissuto momenti strazianti. Il giovane, come è noto, è accusato insieme con Emanuele Caruso, 22 anni, e Pietro Mazzotta, 24, di avere sequestrato, seviziato, e poi bruciato vivo, la notte di Capodanno del 2009, Cristian Galati, di 24 anni, anch’egli di Filadelfia.
Pietro Mazzotta, già condannato a sedici anni di carcere con il rito abbreviato e che ora collabora con gli investigatori, in oltre due ore d’interrogatorio, ha ripercorso le fasi che hanno portato al barbaro assassinio di Cristian, raccontando i tragici fatti nei minimi particolari. A un certo punto Anna Fruci, madre del ragazzo assassinato, è stata colta da malore e accompagnata fuori dall’aula.
Secondo il racconto reso da Mazzotta, a organizzare il sequestro di Galati sarebbe stato Santino Accetta, complici Caruso e Mazzotta. I due hanno atteso che Cristian uscisse da un locale dove era andato a trascorrere la notte di San Silvestro, lo hanno fatto salire su un’auto e, dopo avere percorso poche centinaia di metri, si sono fermati per prendere a bordo Accetta che li attendeva in un vicolo di Filadelfia. Una volta dentro l’abitacolo, Accetta, sempre secondo il racconto di Pietro Mazzotta, ha stretto attorno al collo di Galati una catena con la quale successivamente lo ha più volte colpito.
Giunti poi in una zona isolata, a cavallo tra il territorio di Filadelfia e quello di San Pietro a Maida, Cristian è stato trascinato fuori dall’auto, malmenato duramente con un martello in testa fino a quando non è svenuto; tutto questo mentre il giovane implorava pietà e chiedeva perdono ai suoi aguzzini se avesse sbagliato in qualcosa. Alla fine, quando pensavano che fosse ormai morto, Caruso ha preso dall’auto una tanica contenente benzina e dopo averla gettata sul corpo dello sventurato ha appiccato il fuoco. Ma Cristian, grazie alla sua forte fibra, non era morto; verso le 6 del mattino un contadino, che percorreva la strada dove il corpo era stato abbandonato, è stato attirato da alcuni lamenti; da qui la macabra scoperta e la corsa in ospedale a bordo in elisoccorso. Durante il trasporto il giovane, nonostante le gravissime ferite e le ustioni riportate, prima di cadere in coma ha fatto il nome di Santino Accetta. Per i carabinieri di Filadelfia è stato un gioco da ragazzi risalire ai responsabili che dopo alcune ore di interrogatorio sono crollati raccontando la verità. L’unico ad avere sempre negato la sua responsabilità nell’omicidio è stato Accetta .
Durante una pausa dell’udienza Pietro Mazzotta, che nella vicenda avrebbe avuto un ruolo marginale, ha chiesto ripetutamente perdono ai genitori di Cristian e ha chiesto di poterli abbracciare.
La signora Anna e il marito Vincenzo si sono detti speranzosi sull’esito del processo che riprenderà il prossimo 17 maggio quando entreranno in scena gli avvocati della parte civile e il difensore di Accetta; dopo di che, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza.
In particolare mamma Anna che ha perso un altro figlio, Valentino, vittima della lupara bianca, ha detto che niente e nessuno potrà mai ridargli Cristian ma che è anche giusto che si è macchiato di un crimine così orrendo paghi. A una mamma, che continua a credere nella giustizia, non si può, forse, chiedere di più.



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