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Dolore e rabbia, in duemila sotto la pioggia
danno l’addio a Sara

Ai funerali della bambina deceduta dopo un’operazione di tonsille s’invoca giustizia e il procuratore parla di «zone grige»
nella sanità calabrese

Antonio Sisca - 02/03/2011 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - Mentre il procuratore Mario Spagnuolo parla di «zone grige» nella sanità calabrese, l’intera comunità di Filadelfia si è stretta attorno a mamma Isabella. Almeno in duemila, nonostante il tempo inclemente, hanno voluto dare ieri l’estremo saluto a Sara Michienzi, la bambina di nove anni scomparsa sabato scorso dopo avere subito all’ospedale di Lamezia Terme un intervento alle tonsille.
La gente di Montesoro, dove Sara abitava, di Filadelfia e dei paesi limitrofi ha voluto essere vicina, fare sentire tutta la propria solidarietà ai parenti, a mamma Isabella, ai fratelli di Sara, già colpiti da un grande dolore sette anni fa per l'improvvisa’scomparsa del marito e del padre per un sospetto caso di malasanità verificatosi all’ospedale di Vibo Valentia. Un destino crudele quello toccato a questa famiglia.
Negozi chiusi, porte serrate, per via del lutto cittadino proclamato dal sindaco Francesco De Nisi. Silenzio nelle strade e lacrime, tante lacrime nella chiesa di San Nicola, a Montesoro, dove la sfortunata bambina era una catechista, sempre pronta quando c’era da organizzare qualcosa, come in occasione della messa in scena del presepe vivente che l’aveva vista protagonista assieme ad altre sue coetanee e a ragazzi più adulti.
Mamma Isabella e i fratelli di Sara assistono sgomenti al rito religioso celebrato da don Antonio Mazzeo, il giovane prete cui Sara era molto legata. Tantissimi gli studenti del liceo scientifico presenti alla cerimonia funebre che per questa sera hanno organizzato per le vie di Filadelfia una fiaccolata per ricordare Sara e per chiedere che venga fatta luce sulla sua morte.
Nessuno ha voluto rinunciare a porgere il suo estremo saluto a Sara, una bambina, dice lo zio Francescantonio Colafati, assessore al Comune di Filadelfia, amata da tutti. Il sindaco e presidente della Provincia, Francesco De Nisi, è in prima fila a rappresentare il cordoglio del paese intero che ieri si è fermato dalle 12.30 alle 16.30 per il lutto cittadino. Don Antonio Mazzeo, nella su omelia, ha ricordato Sara, le sue parole sono strozzate dal pianto, dai singhiozzi, anche la gente si scioglie in un pianto che è impossibile trattenere.
«I bambini - ha detto don Antonio - per Gesù hanno un posto privilegiato. Sara era una bambina che sapeva gioire dell’essenziale, che sapeva dire la verità, che sapeva ascoltare. Sara non è morta, si è addormentata per svegliarsi tra le braccia del papà che l’ha accolta con sè; Sara continua a sorridere in cielo come faceva quando era in terra. Non potremo mai dimenticare il suo bel volto armonioso e pieno di gioia che un crudele destino ha spento, almeno in terra».
Fuori dalla chiesetta centinaia e centinaia di persone si accalcano sotto una pioggia fitta e incessante. Al termine della messa, la piccola bara viene portata a spalla verso l’uscita e il dolore di tutti è palpabile. Il corteo, nonostante il maltempo, procede lentamente verso il piccolo cimitero della frazione. Un’ora più tardi è tutto finito. La piazzetta si è svuotata. Ma sulla morte di Sara il silenzio difficilmente potrà scendere. Troppi sono i dubbi e le inquietudini che pervadono mamma Isabella, i fratelli, i parenti tutti e l’opinione pubblica. Troppi gli interrogativi che hanno bisogno di una risposta; troppi finora in Calabria, in particolare modo nel Vibonese e nel Catanzarese i casi di malasanità. Non si può morire per una semplice operazione alle tonsille; eppure a Sara è successo. La signora Isabella quasi come un’automa ripete da tre giorni le stesse frasi: «Sette anni fa la morte ha portato via mio marito nessuno ha pagato e il caso è stato archiviato; adesso è toccato alla mia piccola Sara».
Anche il sindaco Francesco De Nisi chiede che venga fatta chiarezza su una vicenda che presenta molti lati oscuri.
«Morire a nove anni - ha detto commosso - per un’operazione di routine non può essere accettato da nessuno, figuriamoci dalla mamma. Se ci sono responsabilità da parte di qualcuno è giusto che vengano fuori. Bisogna fare qualcosa per ciò che riguarda il sistema sanitario in Calabria».
E sulla sanità calabrese spende qualche considerazione anche il procuratore Mario Spagnuolo. «È un discorso molto complicato» perchè c’è «una zona grigia di illegalità molto diffusa. E non dimentichiamo che l’ospedale di Vibo è commissariato per infiltrazioni mafiose».
Non c’è un «legame diretto» con la «serie nera» degli ultimi mesi, ma «in una struttura in cui gli appalti vengono realizzati male e gli interessi vanno nel senso opposto alla buona amministrazione, diminuiscono anche le possibilità di ricevere la migliore assistenza possibile».
A Vibo «ci sono medici bravissimi, generalizzare sarebbe un errore». E ci sono casi come quello di Eva Ruscio «che riguardano un puro errore» che potrebbe accadere ovunque. «Altra cosa è voler operare a tutti i costi in una sala operatoria non idonea com’è accaduto nel caso Monteleone. Lì non si tratta solo di medici, ci sono le responsabilità di chi gestiva la struttura».







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