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Il prelato ebbe un ruolo molto importante nella costruzione
della città che sorse dopo il terremoto del 1783

Il vescovo Serrao e la nuova Filadelfia

Le analogie massoniche con la realtà urbana
culla dell’indipendenza americana

Luigi Troccoli - 11/2/2010 Gazzetta del Sud
«The lost symbol» (Il simbolo perduto), l’ultimo romanzo di Dan Brown, porta il protagonista ad incunearsi nei meandri dell’esoterismo e della simbologia, propri del mondo della massoneria americana.
Nel disegno urbanistico e nei monumenti di Washington, Brown vuole scoprire tracce e messaggi che i fondatori della città, appartenuti a logge massoniche, hanno lasciato nel reticolo urbano della capitale USA. Ma fu a Filadelfia, città culla dell’indipendenza americana, prima che a Washington, realizzò i propri disegni, non soltanto nel 1776, con la dichiarazione di indipendenza, redatta ed approvata per la maggior da propri adepti, ma ancora prima, nel 1682. In quell’anno, infatti, William Penn, anch’egli “libero muratore”, incaricò l’architetto Thomas Holme di progettare la pianta della città, con due assi viari ortogonali, in direzione Est-Ovest e Nord-Sud, che confluiscono in una pazza di forma quadrata, la City Hall, quella in cui sorge l’edificio nel quale, nel 1776, i cinquantasei delegati delle tredici colonie proclamarono l’indipendenza dall’Inghilterra, secondo un disegno razionale, a scacchiera.
Ebbene, in Calabria, nel Vibonese, un secolo dopo che Penn ebbe dato avvio alla costruzione della nuova Filadelfia americana, sorse un’altra Filadelfia, realizzata dagli abitanti di Castelmonardo, distrutta dal terremoto del 28 febbraio 1783. Castelmonardo venne riedificato in una zona pianeggiante (il Piano di Gorna) ed ebbe, appunto, il nome di Filadelfia (che significa Amore fraterno). A volere la ricostruzione di Castelmonardo-Filadelfia fu Giovanni Andrea Serrao, originario della città terremotata e vescovo di Potenza. Questi insegnò a Tropea ed ebbe tra i suoi allievi l’abate Antonio Jerocades, di Parghelia, attivissimo sul fronte del proselitismo massonico e anello di congiunzione tra le logge di Marsiglia e quelle del Napoletano.
Il Serrao incaricà il fratello Francescantonio e Biagio Stillitano di disegnare la pianta della città nuova. Due strade ortogonali, in direzione l’una Est-Ovest (Corso Castelmonardo), l’altra in direzione Nord-Sud (Corso Italia), come nella Filadelfia degli “States”, rappresentano le linee generatrici dell’ordito urbanistico della città al cui incrocio sorge, anche qui, una piazza quadrata. La figura geometrica dominante, nella pianta ideata dai Serrao, era il quadrato: quadrata la pianta, quadrata la piazza (di 320 palmi napoletani di lato, pari a circa 75 metri), quattro i quartieri, pure essi quadrati, nei quali la città era divisa dalle quattro strade, quattro le porte di accesso, quattro i punti cardinali privilegiati nella genesi planimetrica della città, quattro le chiese.
Queste erano poste non sulla piazza principale, ma su piazzette retrostanti e con l’ingresso principale sulla parte opposta della piazza principale, a significare la separazione dell’autorità religiosa rispetto alla collettività dei cittadini che, nel centro della grande piazza, si riuniva nel “pubblico sedile”, per decidere i destini della comunità. Il parallelismo con l’impianto dell’omonima città americana è evidente, come altrettanto evidente il riferimento al quadrato, forma geometrica importante, come il triangolo ed il cerchio, nella simbologia massonica. L’ispirazione, abbiamo detto, era stata data dal vescovo Serrao. Alexander Dumas gli dedica diverse pagine del suo romanzo “La Sanfelice”, descrivendo il suo assassinio, avvenuto a Potenza, ad opera di una persona che, approfittando della revanche legittimista guidata dal cardinale Ruffo, lo uccise, insieme al vicario, a causa delle sue idee liberali. L’idea urbanistica che poco meno di un secolo prima William Penn aveva realizzato nella Filadelfia americana influenzò il progetto della Filadelfia calabrese? Gli scambi culturali tra i due continenti e, soprattutto, tra gli intellettuali del Regno di Napoli e quelli del Nord America, legati da comuni appartenenze massoniche, sono noti ed erano frequenti, più di quanto non si creda. Basti pensare alla vasta eco che le opere di Gaetano Filangieri, amico del Genovesi e di Jerocades, avevano tra i padri della nascente nazione americana. Benjamin Franklin, maestro venerabile della massoneria, sia americana che francese, acquistò, appena uscite, molte copie della “Scienza della legislazione” del Filangieri ed a questi personalmente inviò una copia della costituzione americana. «Non è un caso - scrive Vito Teti in “Il senso dei luoghi” se la nuova città della Calabria si chiamò come la vecchia città americana, probabilmente attraverso i contatti tra Benjamin Franklin e il Filangieri e tra questi e i circoli massonici di Napoli e della Calabria, per il tramite dell’abate Jerocades”.





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