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«La casa protetta deve avere un futuro»

Lanciato un appello alla Regione affinchè non lasci morire
una struttura considerata all’avanguardia

Antonio Sisca - 29/01/2012 Gazzetta del Sud
FILADELFIA
Quella svoltasi ieri pomeriggio nell’auditorium della casa protetta “Madonnina” di Montesoro non è stata una manifestazione contro nessuno, nè tantomeno contro la Regione, ma una testimonianza da parte delle quaranta persone ricoverate, dei loro parenti, e dei 30 dipendenti che non percepiscono lo stipendio da due anni, di come si opera nella struttura e della necessità di mantenerla in vita per non negare il diritto alla salute di chi soffre e ha bisogno di cure e assistenza.
A testimoniare la loro la loro solidarietà e la loro vicinanza ai pazienti e al personale che opera nella struttura il presidente della Provincia, Francesco De Nisi, il vice sindaco di Filadelfia, Marcello Carchedi, il consigliere regionale Brunello Censore, il segretario nazionale della Cisal, Franco Cavallaro, e il segretario provinciale Filippo Curtosi. Ma, soprattutto, i familiari delle persone ricoverate, alcuni dei quali si sono alternati al microfono per dire a gran voce che la struttura deve continuare a rimanere in vita in nome di un diritto che si chiama salute, ma anche perchè gli assistiti nel personale che opera (medici, infermieri, assistenti, fisioterapisti) hanno trovato una famiglia.
A prendere la parola è stato per primo il vicesindaco Carchedi, il quale si è augurato che la Regione faccia il possibile per trovare i fondi necessari per potere uscire da una situazione che rischia di creare il collasso sanitario anche perchè tra gli assistiti figurano persone con gravi disturbi psichici. Il presidente della Provincia, Francesco De Nisi, ha spiegato che la sua presenza vuole essere “un segno di vicinanza ai malati, alle famiglie, alla proprietà e ai lavoratori che non percepiscono lo stipendio da due anni e vedono svanire un sogno, quello del diritto alla lavoro. Come vibonesi vogliamo essere considerati alla stregua delle altre province; non sosteniamo interessi di parte, ma solo dei malati”. Il segretario nazionale della Cisal Franco Cavallaro ha parlato di diritti negati. «Da oggi - ha detto - iniziamo a portare avanti una battaglia che non si prospetta facile; una battaglia in difesa dei lavoratori che da due anni non vengono pagati, del titolare dell’azienda che non sa a quale santo votarsi per venire incontro alle giuste richieste dei dipendenti, e in difesa dei pazienti ricoverati».
Duro l’intervento del consigliere regionale Censore. «La misura è colma - ha detto l’esponente del Pd. Siamo stanchi e la gente vuole risposte. Una clinica come questa va difesa con le unghie e i denti, visto che assiste decine di persone disabili e con disturbi mentali. Bisogna difendere il posto di lavoro e l’imprenditorialità».
Sono poi intervenuti Fabio Caglioti - operatore socio-sanitario - che da tre giorni protesta davanti la prefettura insieme ai suoi colleghi che non ricevono lo stipendio da 24 mesi e che però continuano ad assistere amorevolmente i malati, la direttrice sanitaria dottoressa Maria Teresa Garo la quale ha rivolto un accorato appello ai politici presenti e ai giornalisti affinchè abbiano a cuore la situazione della Casa protetta Madonnina.
Ma le testimonianze più toccanti sono state quelle dei pazienti ricoverati e dei loro familiari che hanno descritto con accenti a volte commoventi l’alto senso di umanità che hanno trovato da parte di tutto il personale.



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