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In missione in Afghanistan

Il maresciallo Domenico Masdea ha difeso i suoi uomini da un’imboscata
Antonio Sisca - 17/08/2011 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - Luci e ombre su Filadelfia, anche se quel che di buono viene fatto non sempre viene messo in evidenza nella dovuta maniera. Sono tanti infatti i figli di questo paese che hanno dato e continuano a darlo alla città, persone che si sono distinte nel campo della cultura, della giurisprudenza, dell’economia e dell’industria.
Non bisogna dimenticare che Filadelfia ha dato i natali a Cesare Ruperto, presidente emerito della Corte Costituzionale, che non ha mai dimenticato le sue radici, visto che annualmente l’estate vi ritorna per un breve periodo di vacanza.
Ma ci sono anche persone che lavorano dietro le quinte e mettono a repentaglio giornalmente la loro vita per difendere i valori della pace, della libertà, della democrazia, come il maresciallo dei paracadutisti della Folgore Domenico Masdea, da anni in missione speciale in quei paesi minacciati dalla violenza e dagli attacchi dei talebani che finora hanno seminato decine di vittime tra i soldati italiani, colpevoli soltanto di fare il loro dovere per aiutare quelle popolazione dove la miseria e la mancanza di libertà la fanno da padrone.
Il maresciallo Domenico Masdea che appartiene a una famiglia di militari (il fratello Rosario è capitano della Guardia di Finanza e si anch’egli distino in alcune delicate indagini), nei giorni scorsi è stato protagonista di un episodio verificatosi in Afghanistan nel corso del quale ha salvato la vita ai suoi commilitoni. Mentre assieme ad altri militari stava perlustrando una zona ritenuta ad alto rischio, il plotone da lui comandato è stato fatto oggetto di un violento attacco da parte dei talebani; una vera e propria imboscata tesa ai nostri militari da un gruppo armato fino ai denti. Lo scontro a fuoco è stato duro, Domenico Masdea, come riportano le cronache dal fronte, con spirito di abnegazione e senza pensarci due volte ha fronteggiato i talebani, riuscendo alla fine a portare in salvo i suoi uomini, anche se alcuni di loro nel corso del combattimento sono rimasti feriti.
Domenico Masdea che finora ha partecipato a ben otto missioni ha la responsabilità del terzo plotone del 187. reggimento della quinta compagnia della Folgore, attualmente, come detto, si trova in una delle zone più “calde” nella geografia terroristica afghana, nel cuore della regione talebana dove due anni fa - durante l’ultima missione della Folgore - cadde il primo caporal maggiore Alessandro Di Lisio, vittima di un’imboscata che non gli diede scampo.
Quasi sempre in questo angolo di terra i telefoni cellulari sono oscurati, unici contatti con il mondo la tv satellitare, un telefono militare, e poche connessioni Internet. Eppure questi ragazzi spesso bistrattati continuano a portare avanti le loro missioni, quelle in cui credono, pur sapendo che la morte può esser sempre dietro l’angolo. Non si sentono eroi ma persone comune, come tante altre, ma diverse da tante altre forse perchè in loro è assai forte il senso del dovere e le idee in cui credono.
Il maresciallo Domenico Masdea è stato a Filadelfia per un breve periodo di ferie nel mese di giugno; ha casa a Castelmonardo dove vivono i suoi genitori, per poi ripartire senza alcun indugio alla volta dell’Afghanistan. E un giovane che preferisce parlare poco dei rischi che corre in quell’area assediata dai talebani. Crede in quel che fa. E questo gli basta.



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