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Omicidio Galati, assolto Pietro Mazzotta
La Corte dAssise dAppello di Catanzaro ha anche
ridotto a 15 anni la pena inflitta a Pietro Caruso
Antonio Sisca - 06/04/2011 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - Pietro Mazzotta è stato assolto dallaccusa di aver ucciso Cristian Galati. La Corte dAssise dAppello di Catanzaro (presidente Fortunato Rosario Barone, consigliere Marco Petrini) ha ribaltato la sentenza di primo grado con la quale Mazzotta era stato condannato a 16 anni di carcere. Dimezzata, invece, la pena a Pietro Caruso che, in primo grado, era stato condannato a trentanni.
Rabbia e amarezza si sommano ora al dolore dei familiari di Cristian.
«La giustizia non esiste, soprattutto per la povera gente. Mio figlio - è stato lo sfogo di Vincenzo Galati - è stato massacrato di botte e poi bruciato vivo dal branco senza un motivo, senza un perchè».
A casa Galati si riapre così la ferita del quella notte di Capodanno del 2009, quando Cristian fu aggredito e poi bruciato vivo. Pietro Mazzotta, 24 anni, difeso dagli avvocati Arturo Bova e Franco Giampà, è stato ritenuto non colpevole, mentre a Emanuele Caruso, difeso dallavvocato Francesco Gambardella, sono stati inflitti 15 anni. Il sostituto procuratore generale Raffaela Sforza aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado.
Il 16 febbraio del 2010, il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Lamezia Terme Barbara Borelli aveva condannato Pietro Mazzotta a 16 anni di reclusione e Emanuele Caruso a 30. Entrambi avevano richiesto e ottenuto di essere processati con il rito abbreviato, mentre Santino Accetta, che secondo laccusa avrebbe fatto parte del branco, ha voluto essere processato con il rito ordinario e il processo, dopo vari rinvii, riprenderà per le ultime battute in Assise il prossimo 17 maggio.
Ieri, la sentenza dappello del troncone che riguardava Mazzotta e Caruso. La Corte, in parziale accoglimento delle richieste dei difensori dei due imputati, ha assolto Mazzotta «per non aver commesso il fatto», e ha escluso per Caruso laggravante della premeditazione, riconoscendo per lui le attenuanti generiche equivalenti alla seconda aggravante, e dunque riducendo la pena a 15 anni di reclusione. La Procura potrà ora ricorrere in Cassazione, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, per il quale i giudici hanno chiesto 90 giorni di tempo.
«Si tratta - ha dichiarato lavvocato Leopoldo Marchese, del Foro di Lamezia Terme - che cura gli interessi della famiglia Galati, di una sentenza molto discutibile. Bisogna comunque conoscere le motivazioni per capire meglio le ragioni che hanno spinto i giudici a ribaltare il giudizio di primo grado».
Secondo la pubblica accusa, Galati sarebbe stato ucciso per i suoi contrasti proprio con Accetta, il quale lo avrebbe tra laltro accusato di avergli bruciato lauto e minacciato di fargliela pagare. Dal processo di primo grado, era emerso che Mazzotta avrebbe «collaborato» alluccisione di Galati, e Caruso avrebbe, invece, materialmente bruciato vivo il coetaneo. Lo stesso Caruso, durante le indagini, aveva confessato di essere lautore dellatroce delitto.
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