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Omicidio Galati, gli atti in Cassazione

In appello Pietro Mazzotta era stato assolto
mentre a Pietro Caruso erano stati inflitti 15 anni

Antonio Sisca - 09/09/2011 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - La vicenda giudiziaria seguita all’omicidio di Cristian Galati non si è ancora chiusa.
Il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti appellato il giudizio di secondo grado dei giudici della Corte d’Assise, presentando ricorso in Cassazione. Se il ricorso venisse accolto, si prefigura un nuovo processo a carico di Emanuele Caruso e Pietro Mazzotta.
Pietro Caruso, in primo grado, era stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Cristian Galati e condannato a 30 anni di reclusione; a Pietro Mazzotta erano invece stati inflitti 15 anni. In appello il giudizio è stato però ribaltato: Pietro Mazzotta è infatti tornato in libertà per avere collaborato con gli investigatori, consentendo così di ricostruire nei minimi particolari tutte le fasi che avevano portato alla barbara esecuzione; a Pietro Caruso sono state invece riconosciute le attenuanti generiche e la penna dai trenta anni iniziali è stata ridotta a 15.
Nello stesso processo è coinvolto anche Santino Accetta, al quale tre mesi fa i giudici della Corte D’Assise di Catanzaro hanno inflitto 22 anni di carcere. Cristian Galati, nella notte di Capodanno del 2009, con un pretesto venne invitato a salire sull’auto di Pietro Mazzotta dove ad attenderlo ci sarebbero stati anche Santino Accetta ed Emanuele Caruso. Dapprima fu colpito selvaggiamente in con un martello in testa, poi trasportato in località Corda, una zona a cavallo tra il territorio di Maida e quello di Filadelfia, legato ad un palo della corrente elettrica e bruciato vivo. Pensando di avere portato a compimento la loro missione di morte (Cristian morì dopo circa due mesi di atroci sofferenze all’ospedale di Bari), i presunti assassini tornarono a Filadelfia ma nell’arco di 24 ore furono smascherati.
Caruso, nella fase delle indagini confessò di essere l’autore del delitto, Mazzotta di avere assistito senza capire cosa stesse accadendo all’esecuzione, mentre Accetta ha sempre negato la sua colpevolezza. La notizia dell’appello in Cassazione da parte del procuratore generale si è appresa ieri, ed è stata accolta con soddisfazione dai genitori del ragazzo. «Nessuno mai mi restituirà mio figlio - ha commentato commosso Vincenzo Galati, padre di Cristian - ma chi si è macchiato di un delitto così disumano è giusto che paghi. Nè io nè mia moglie nè gli altri miei figli abbiamo mai chiesto vendetta ma giustizia, la vendetta non fa parte del nostro modo di pensare. Ma che giustizia è se si assolve una persona che ha ammesso di avere preso parte all’omicidio e si dimezza la pena a chi ha confessato di essere stato l’esecutore materiale dello stesso? La mia famiglia era già stata colpita duramente per la scomparsa di un altro mio figlio di appena venti anni avvenuta nel 2007, Valentino, vittima secondo gli investigatori della lupara bianca, e nessuno di noi si sarebbe mai aspettato che a distanza di meno di tre anni, a Cristian sarebbe toccata una fine atroce, disumana. Speriamo che la Cassazione accolga il ricorso e che anche la giustizia terrena trionfi».
Vincenzo Galati e la moglie si augurano anche che chi sa della scomparsa di Valentino, si faccia sentire, anche in forma anonima, in modo da dare al giovane una degna sepoltura accanto al fratello.



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