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L’omicidio di Santino resta senza colpevoli

Le prove non sono sufficienti e dopo la sentenza
la mamma del giovane scomparso scoppia in lacrime

Alessandro Bongiorno 16/12 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - Alla lettura della sentenza, Angela Donato, la mamma di Santo Panzanella, è scoppiata in lacrime. Per l’omicidio di suo figlio, non ci sono infatti colpevoli. Giuseppe Fruci, 39 anni, imputato per l’omicidio pluriaggravato del giovane scomparso per lupara bianca l’11 luglio del 2002 a Curinga (Catanzaro), è stato infatti assolto.
La sentenza è arrivata ieri dalla Corte d’assise di Catanzaro (presidente Giuseppe Neri), dopo circa cinque ore di camera di consiglio. Dopo questa pronuncia, dunque, non c’è alcun colpevole riconosciuto per il delitto Panzanella, dal momento che anche i coimputati di Giuseppe Fruci, e cioè Tommaso Anello e Vincenzino Fruci, sono già stati assolti «per non aver commesso il fatto», al termine dei giudizi abbreviati, il 3 luglio del 2009.
Diverso il dispositivo di sentenza per l’odierno imputato, che i giudici hanno scagionato con formula dubitativa, e cioè per contraddittorietà della prova. In tal senso è stata determinante la linea tenuta dal difensore di Fruci, l’avvocato Francesco Gambardella, che ha puntato a dimostrare l’assoluta mancanza di riscontri che comprovassero il coinvolgimento del suo cliente nella sparizione di Panzanella.
Nel corso del lungo dibattimento il penalista è anzitutto riuscito a insinuare il dubbio che i resti ossei rinvenuti nell’Angitola non appartengano a Santino, come invece affermato dal consulente della Procura. Lo ha sostenuto più volte fino a che, lo scorso febbraio, ha ottenuto che la Corte disponesse nuovi accertamenti sui frammenti di clavicola ritrovati dopo tanti anni dalla scomparsa del giovane lametino. Il 6 luglio scorso i periti, in aula, hanno spiegato che la clavicola è sicuramente di un essere umano, non hanno escluso che l’osso sia di Santo Panzanella, ma si sono detti impossibilitati ad affermare che lo sia certamente visto il troppo tempo trascorso. Allo stesso modo, l’avvocato Gambardella ha puntato a dimostrare la mancanza di riscontri delle altre dichiarazioni accusatorie di Francesco Michienzi, il giovane pentito che, crollato sotto il peso insopportabile di aver assistito al massacro dell’amico fraterno, indicò agli investigatori il luogo dove avrebbero potuto ritrovarne i resti, in un affluente dell’Angitola dove il cadavere del giovane sarebbe stato abbandonato dopo l’omicidio (il collaboratore è stato poi imputato per favoreggiamento aggravato e condannato a 10 mesi di reclusione il 3 luglio 2009).
Michienzi indicò pure i tre presunti responsabili del delitto, nelle persone di Giuseppe e Vincenzino Fruci e Tommaso Anello, spiegando che la condanna a morte di Santino fu decisa per via della relazione del giovane con la moglie di Rocco Anello, ritenuto il capo dell’omonima cosca di Filadelfia.
A conclusioni diverse era giunta la Procura, tanto che il pubblico ministero Gerardo Dominijanni aveva chiesto la condanna di Fruci all’ergastolo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Panzanella fu ucciso il giorno stesso della sua scomparsa e il corpo gettato in una zona isolata e impervia.
L’avvocato Francesco Gambardella, chiuso il processo, ha voluto manifestare la sua vicinanza alla mamma di Santino: «Le rivolgo - ha dichiarato - un abbraccio affettuoso».





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