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Sara poteva salvarsi, due i medici indagati

Ipotizzata la colpa professionale nei confronti
di Raffaele Grasso e Gianluca Bava

Antonio Sisca - 07/02/2012 Gazzetta del Sud
FILADELFIA
A circa un anno dalla scomparsa della piccola Sara Michienzi, la bambina di nove anni morta dopo una semplice operazione alle tonsille, il giudice Maria Teresa Ruberto ha inviato ai medici Raffaele Grasso e Gianluca Bava, già coinvolto nel caso Eva Ruscio e poi assolto, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
Il magistrato ha ravvisato nei confronti dei due sanitari, che in data 21 febbraio dello scorso anno sottoposero a intervento chirurgico la bambina, «i profili della colpa professionale per condotta omissiva per mancata formulazione diagnostica (mancata identificazione della gravità della lesione vascolare del ramo dell’arteria carotide esterna) e commissiva per mancata esecuzione del corretto iter terapeutico (legatura o cauterizzazione del vaso sezionato)».
Stando alle valutazioni del giudice Ruberto, a conclusione della perizia medico legale ci sarebbero prove evidenti che i medici che operarono la bambina di Montesoro avrebbero tenuto una condotta che ne provocò la morte «per asfissia meccanica da sommersione interna da sangue proveniente da ramo collaterale dell’arteria carotide esterna sinistra sezionata in corrispondenza della loggai tonsillare».
Il pubblico ministero Marisa Manzini ha chiesto invece per Giovanni Fera, Francesco Lucia e Francesco Cilurzo l’archiviazione non avendo ravvisato nella vicenda alcuna condotta omissiva da parte dei tre sanitari. Dopo un anno dalla tragica morte di Sara cominciano a delinearsi i motivi che ne avrebbero provocato il decesso che, secondo il giudice Maria Tersa Ruberto, avrebbe potuto essere evitato se i medici fossero stati più accorti sia durante la fase dell’operazione che successivamente, quando la bambina dopo qualche giorno dall’intervento, una volta a casa, fu di nuovo trasportata all’ospedale, dove poi è morta, per un principio di asfissia. Era stata la stessa Sara a chiedere di essere operata, non immaginando che quello verso l’ospedale sarebbe stato il suo ultimo viaggio. La bambina era amata e apprezzata da tutti nella frazione Montesoro dove viveva, per il suo modo di fare e di porsi con gli altri. A volte, però, a farla stare male un fastidioso dolore alle tonsille; ecco perchè il 19 febbraio dello scorso anno accompagnata dalla mamma era partita da Montesoro diretta all’ospedale “Giovanni Paolo II” per togliere quelle tonsille, così come avviene per milioni di bambini. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quell’intervento di routine per Sara avrebbe rappresentato la morte.
Intanto, Isabella Notaro, madre della bambina scomparsa, continua a chiedere che venga fatta chiarezza sulla morte della figlia. In una lettera inviata qualche mese fa alla stampa la signora Isabella che vive circondata dall’affetto dei suoi cari, non ha parlato di vendetta ma di giustizia, quella giustizia che forse comincia a farsi strada. Ed è giusto che la signora Isabella chieda che si faccia di chiarezza e giustizia, visto che sette anni prima della scomparsa di Sara aveva perso il giovane marito, sempre per un presunto caso di malasanità. Quando sembrava che lei e i suoi figli si stessero riprendendo dal grande dolore che li aveva colpiti, un’altra sventura è però piombata su questa famiglia per una semplice operazione alle tonsille.



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