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Sconforto a casa Galati « Cristian è stato ucciso una seconda volta»
A 48 ore dalla sentenzaAntonio Sisca - 09/04/2011 Gazzetta del Sud
FILADELFIA - Dopo che la Corte d Assise d Appello ha assolto Pietro Mazzotta dall accusa di avere ucciso Cristian Galati e ha dimezzato la pena a Emanuele Caruso, che in primo grado era stato condannato a trent anni escludendo l aggravante della premeditazione, sono tanti i messaggi di solidarietà che in questi giorni stanno pervenendo ai familiari del giovane assassinato la notte di Capodanno di due anni fa.
Si tratta di gente di Filadelfia ma anche di fuori che si dice sconcertata del fatto che un omicidio orrendo per le modalità con le quali è stato consumato, abbia avuto un epilogo che nessuno mai si sarebbe aspettato.
L avvocato Leopoldo Marchese che cura gli interessi della famiglia Galati attende di conoscere le motivazioni della sentenza (che comunque ha già definito « discutibile» ) prima di pronunciarsi. La speranza dei genitori di Cristian è che la Procura ricorra in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni della sentenza, per il quale i giudici hanno chiesto novanta giorni di tempo.
Intanto, in casa Galati, si vivono giornate di sconforto e tensione. « Mio figlio - dice il padre Vincenzo - è stato assassinato per la seconda volta; non mi viene da credere che i giudici si siano potuti pronunciare in quel modo» .
Vincenzo Galati già fortemente provato per la scomparsa di un altro figlio, Valentino, di 20 anni, vittima della lupara bianca, avvenuta quattro anni fa, dice di non credere più nella giustizia . « La mia è una famiglia modesta - spiega - non abbiamo risorse economiche che ci consentano di pagare grosse somme di denaro per ottenere giustizia; si sa che oggi le cause le fanno gli avvocati. Ma finchè avrò vita non mi rassegnerò e anche se non ho santi in paradiso mi batterò con le unghie e i denti perché la memoria di Cristian venga onorata. Chi è colpevole è giusto che paghi» .
La signora Anna, madre di Cristian e Valentino ha poca voglia di parlare. Stenta a credere alla sentenza. Non ha nemmeno più lacrime per piangere. « Trascorro le mie giornate a piangere i miei figli, a domandarmi perchè nella vita ci sia tanto male e così poca giustizia» .
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